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Memoria ed età mentale

La memoria rappresenta, senza dubbio, uno dei parametri di valutazione più importante della funzione del nostro cervello, nonché uno dei fattori sul cui deficit la maggior parte della gente avverte che il processo di invecchiamento sta correndo troppo velocemente e male.

La memoria costituisce l’elemento che ci permette di ricordare fatti, persone, suoni, voci, immagini, colori, odori, sapori e tutto quello che i nostri cinque sensi sono in grado di trasmetterci.

Proviamo ad immaginare come potremmo vivere senza memoria e quanto male si vive quando essa comincia a dare segni di cedimento.

Oggi, nell’era dell’informatica, volendo acquistare un computer, tra le caratteristiche principali come segno di qualità che noi ricerchiamo ci sono la capacità di contenere il maggior numero di informazioni e la velocità con la quale il computer è in grado di andarle a ricercare: è questa la memoria!

La memoria è rappresentata da un processo dinamico che inizia con la fase dell’apprendimento delle informazioni e che prosegue con la fase di consolidamento delle stesse che, infine, possono venire recuperate, al bisogno, più o meno velocemente, più o meno facilmente.

Accanto a quella che possiamo definire la forma più primitiva di memoria, la MEMORIA GENETICA, che ci permette di avere delle risposte innate, ad esempio come dirigere la bocca verso il seno materno per succhiare il latte pochi istanti dopo la nascita, dobbiamo distinguere altri tipi di memoria: la MEMORIA PROCEDURALE, una sorta di memoria meccanica, motoria, tipica di ogni essere vivente, che ci consente, ad esempio, di camminare o di andare in bicicletta ricordandolo automaticamente dopo averlo imparato e la MEMORIA DICHIARATIVA, intellettiva, caratteristica dell’essere umano in particolare, attraverso la quale siamo in grado di costruire i ragionamenti, quella che, ad esempio, ci aiuta a ricordare le cose apprese in precedenza mentre siamo interrogati da qualcuno.

E’ importantissimo conoscere i complessi meccanismi neuro-chimici attraverso i quali si sviluppa tale funzione per capire in quale direzione dobbiamo indirizzare i nostri interventi per poterla migliorare.

Sappiamo che, alla base dei meccanismi che regolano la memoria, ci sono scambi di informazioni che le cellule del nostro cervello, i neuroni, si trasmettono attraverso delle strutture particolari, le sinapsi, e che più velocemente avvengono queste trasmissioni, migliori sono gli scambi e migliori le funzioni mnesiche.

Contrariamente a quanto si pensava anni fa, oggi sappiamo che non esiste una sola zona del nostro cervello destinata a questo compito, ma che diverse sono le aree interessate.

Spesso ritroviamo deficit di memoria nelle fasi che seguono quella dell’apprendimento, fasi queste in cui è necessario consolidare le informazioni apprese e, al momento opportuno, rievocarle.

Tutti noi, ripensando ai tempi della scuola, ricorderemo degli episodi in cui, dopo la lezione in classe, c’era chi non aveva più necessità di andare a rileggere a casa le cose ascoltate e chi, invece, prima di farle proprie, aveva bisogno di tempi più lunghi.

A tale proposito, dobbiamo distinguere una memoria a breve termine da una memoria a lungo termine, in cui l’informazione appresa, se adeguatamente consolidata, può essere rievocata anche dopo molti anni.

Questi due differenti tipi di memoria avvengono con meccanismi completamente diversi; infatti non è detto che chi ricorda meglio informazioni lontane nel tempo abbia migliore memoria di chi ricorda solo cose più recenti.

Ci sono molte persone, ad esempio, che pur presentando deficit di memoria a breve termine, “non ricordo nemmeno ciò che ho mangiato ieri”, sono in grado di rievocare minimi particolari di fatti avvenuti molti anni prima: oggi sappiamo spiegarci questo proprio considerando che i due tipi di memoria sono governati da fattori diversi e che possono esistere deficit solo a carico di alcuni di essi.

La valutazione della capacità di memoria viene effettuata attraverso dei test specifici (Programma Anti Aging A.R.P.A.), che ci danno un punteggio finale (Q.M. = quoziente di memoria) dopo aver analizzato memoria a breve e la memoria a lungo termine.

Come abbiamo già detto, molte strutture prendono parte ai meccanismi di formazione della memoria, neuroni, sinapsi, geni, enzimi, proteine nonché sostanze come il potassio, il calcio, il magnesio, il fosforo, molti, quindi, possono essere i bersagli colpiti dai fattori dannosi.

Numerose sono le condizioni che possono generare deficit di memoria più o meno marcati:
lo stress, lavorativo e sentimentale, soprattutto se protratto nel tempo, alterazioni delle cellule cerebrali, alterazioni della circolazione cerebrale, fasi ormonali come la menopausa, l’andropausa, le gravidanze, alterazioni dei ritmi del sonno e intossicazioni da farmaci, da fumo, da alcool o da disordini alimentari.

Le diverse strategie di prevenzione e di cura, perché abbiano successo, non possono prescindere da una preliminare valutazione diagnostica, attenta e mirata.

Chi non ricorda quando, in prossimità di un esame da sostenere, si correva in farmacia a comprare prodotti di ogni tipo che, ritenevamo, ci aiutassero a ricordare meglio tutto? Fantasia ed illusione a volte aiutano!

Interventi qualificati, invece, si orienteranno da una parte a migliorare le condizioni generali di vita intervenendo sugli elementi stressanti, sul fumo, sull’alcool, sul sonno, sull’attività fisica e, soprattutto, su un’alimentazione equilibrata in grado di fornire un giusto apporto di elementi nutrizionali e dall’altra ad intervenire con farmaci, precursori e integratori, che migliorino la struttura della cellula nervosa, l’apporto di energie, la microcircolazione cerebrale, l’azione dei messaggeri neuro-chimici e la capacità di difesa cellulare nei confronti degli agenti dannosi, i Radicali Liberi.

Non dimentichiamo, poi, che, accanto ad una corretta prescrizione medica, sarà determinante “l’esercizio quotidiano” per il buon funzionamento della nostra memoria. Molti sapranno come il filosofo latino Seneca esortava a mantenere una buona memoria: “la memoria deve essere esercitata” diceva. Importantissimi saranno, quindi, esercizi di “ginnastica mentale” quali il gioco degli scacchi o quello del bridge.

Certamente, ridare piena memoria a chi l’ ha persa del tutto non è ancora possibile, ma ottimizzando le diverse funzioni interessate, potremo quantomeno bloccare un processo evolutivo negativo ritrovando anche diverse capacità ritenute ormai perdute.

 

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Ultimo aggiornamento: 22 Marzo, 2006 :: Webmaster Luca Angeletti :: Sito sviluppato con Macromedia Dreamweaver MX e Fireworks 4.0 :: Provider Tiscali.it