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Il distretto antropometrico

(L'età corporea!)

Filetto

E’ noto e visibile a tutti che anche la morfologia del nostro corpo subisce dei cambiamenti con lo scorrere del tempo.

Ci sono numerosi individui che, ad esempio, anche in tarda età mantengono inalterato e costante il loro peso, ma che ci appaiono esteticamente differenti, come fossero meno tonici e più grassi.

Il motivo di questo è da ritrovarsi nella diversa distribuzione delle tre fondamentali componenti del nostro corpo: acqua, massa grassa e massa magra.

Semplificando molto potremmo immaginare come il nostro corpo sia composto da grasso o FAT e da tutto quanto non è grasso o FFM (Fat Free Mass), cioè muscoli, ossa e liquidi.

In condizioni ideali la percentuale di FAT dovrebbe aggirarsi intorno al 15%, mentre la FFM intorno al 85%.

E’ facilmente intuibile come, pur mantenendo il peso costante, tali percentuali possano variare determinando visibili cambiamenti: ad esempio due individui dello stesso sesso, della stessa altezza e della stessa età anagrafica possono pesare gli stessi chilogrammi, ma uno dei due avere FAT 15% e FFM 85% e l’altro FAT 30% e FFM 70% con la conseguenza che mentre il primo risulterà avere un fisico in perfetta forma, l’altro un fisico flaccido e cadente proprio per un eccesso di grasso e per una scarsa componente muscolare.

C’è un ormone, molto famoso in medicina anti aging definito anche dagli americani l’ormone dell’eterna giovinezza, che è l’ormone somatotropo o GH (Growth hormon) o ormone della crescita, che gioca un ruolo fondamentale nella composizione corporea. Tale ormone, come detto in precedenza, entra da protagonista in  numerosissime funzioni del nostro organismo: infatti, tra le tante, regola il buon funzionamento del sistema immunitario, ripara di notte i danni che la pelle subisce durante il giorno e, soprattutto, regola la distribuzione di massa magra e massa grassa, favorendo lo sviluppo della prima e la riduzione della seconda. Con l’età e già dopo i 18-20 anni, i livelli ematici di tale ormone tendono a ridursi drasticamente fino a scomparire quasi del tutto nei soggetti anziani con la conseguenza di una riduzione della massa muscolare, della forza e un aumento della componente adiposa, pur mantenendo lo stesso peso.

Una metodica estremamente precisa per valutare la nostra composizione corporea è la DEXA, una sorta di densitometria corporea computerizzata che presenta, però, costi elevati e, quindi, di non facile applicazione.

Nella valutazione dell’età corporea del programma anti aging Arpa (AAAP) vengono utilizzate l’impedenziometria computerizzata e la atropo-plicometria computerizzata.
 La prima consiste in una apparecchiatura che, attraverso degli elettrodi posti sulla mano e sul piede del paziente, consente di rilevare dei valori che misurano la resistenza che una particolare corrente elettrica (il paziente non avverte nulla!!) incontra nell’attraversare il nostro corpo. I dati così ottenuti vengono analizzati da un computer che misura la quantità di acqua presente nei tessuti e che, come risultato finale, ci dà la percentuale di acqua corporea totale, la quota intracellulare e la quota extracellulare. In condizioni fisiologiche la quota intracellulare deve essere superiore, circa il 60%, mentre quella extracellulare inferiore, circa il 40%. Spesso accade di osservare che, invece, la quota dell’acqua extracellulare aumenta vertiginosamente determinando una composizione corporea alterata e causando fenomeni di ritenzione idrica.

La seconda metodica utilizzata è la antropoplicometria computerizzata e consiste nel raccogliere una serie di dati del corpo della persona quali il peso, tutte le circonferenze, i diametri e le pliche cutanee di grasso. Il plicometro altro non è che una sorta di “pinza” che misura lo spessore del pannicolo adiposo sottocutaneo. I dati rilevati vengono inseriti in un software che calcola la massa grassa, la massa magra, la massa metabolica, l’indice di massa corporea (BMI) nonché i valori di peso e di composizione corporea desiderabili.

A tale proposito voglio introdurre il tema del peso ideale.

Sono ormai più di vent’anni che mi occupo di diete e spesso risulto più conosciuto come dietologo che come Medico Estetico anche perché, nel tempo, mi sono fatto la fama di uno intransigente e “bacchettone” con i pazienti in cura dimagrante. Devo riconoscere che, ahimé, tutto ciò è in gran parte vero. Ritengo infatti che nell’ambito della Medicina Estetica, identificare il peso ideale, o meglio desiderabile, è il più importante riferimento nell’intraprendere cure volte a migliorare inestetismi delle gambe quali la cosiddetta “cellulite”; anche nella Medicina Anti-Aging  raggiungere e mantenere il peso “forma” risulta tra le basi di ogni tipologia di cura. Troppo spesso, in questi casi, si pensa che il successo terapeutico possa essere affidato a farmaci, preparati e metodiche diverse che, a mio avviso invece, sono in funzione del corretto equilibrio del nostro peso ideale.

Esistono numerosissimi criteri e formule per la determinazione del giusto peso, più o meno complessi e più o meno semplici.

Il mio, dettato dallo studio e soprattutto dalla esperienza,  prevede come punto di partenza lo studio della morfologia dell’individuo, prima ancora di parlare di altezza .

Numerosi autori, in passato, hanno cercato di stabilire dei criteri per identificare i diversi “tipi morfologici” che caratterizzano l’essere umano.

Skerlj parlava di un typus feminius normalis, un typus subtrochantericus, un typus superior, un typus inferior, un typus steatomammalis, un typus steatopygicus.

Sigaud, affermando che “la forma dell’uomo si modella sopra gli ambienti che lo circondano”, distingueva un tipo digestivo, un tipo respiratorio, un tipo muscolare ed un tipo cerebrale.

Sheldon diversificava in base alla natura embriologica un tipo endomorfo, un tipo ectomorfo ed un tipo mesomorfo.

Infine Brian ha classificato un tipo longilineo, un tipo mediolineo ed un tipo brevilineo e per ciascuno ha distinto la variante armonica da quella disarmonica e da quella cosiddetta displastica.

Personalmente in maniera molto più schematica, identifico soltanto due tipi di struttura: Habitus ginoide, caratterizzato da un diametro bi-trocanterico superiore al diametro bi-omerale, ed un Habitus androide, caratterizzato da un diametro bi-omerale superiore al diametro bi-trocanterico. Ancora più semplicemente l’habitus ginoide, tipico della struttura femminile, con fianchi più larghi delle spalle e quello androide, tipico della struttura maschile, con spalle più larghe dei fianchi. Per ognuna delle due strutture ho evidenziato tre gradi e cioè ginoide I, dove la differenza tra i diametri è minima, ginoide II, dove la differenza è più consistente e ginoide III, in cui la differenza è assai accentuata; stessa cosa per la struttura androide.

La distribuzione del tessuto adiposo, nelle due strutture, è molto diversa in quanto nell’habitus ginoide il grasso, poco o tanto che sia, tende a localizzarsi a livello dell’addome e delle gambe, mentre nell’habitus androide a livello dell’addome e del tronco. Più accentuato sarà il grado di habitus, ad esempio ginoide III,  più  netta sarà la distribuzione regionale del grasso.

A questo punto entra in gioco l’indice di massa corporea o Body Mass Index (BMI), cioè un numero che si calcola dividendo il peso per il quadrato dell’altezza. Ad esempio in una persona che pesa 50 chili e che è alta 150 centimetri bisognerà calcolare 50:2,25 = 22,22, dove 50 è il peso, 2,25 il quadrato dell’altezza (150x150) e dove 22,22 è il BMI.

Comunemente il BMI rappresenta un indice di morbilità, cioè esprime il potenziale fattore di rischio per la salute legato al peso; tale numero, fisiologicamente, dovrebbe essere compreso all’incirca tra 19 e 24 per le donne e tra 23 e 27 per gli uomini.

Spesso, però, la fisiologia non considera l’armonia che, nella valutazione di  un corpo, ha una grande importanza.

Un peso desiderabile sia da un punto di vista fisiologico che armonico, quindi, dovrà tener conto di un indice di massa corporea nella norma che, a seconda della struttura della persona, potrà tendere verso il basso o verso l’alto della scala dei valori consentiti.

Nella donna con una struttura ginoide tra 19 e 20, nel terzo grado (Ginoide III), tra 20 e 21, nel secondo grado (Ginoide II) e tra 21 e 22, nel primo grado (Ginoide I); nella donna con struttura androide tra 21 e 22 nel primo grado (Androide I), tra 22 e 23, nel secondo grado (Androide II) e tra 23 e 24 nel terzo grado (Androide III). Struttura ginoide e struttura androide di primo grado sono equiparabili in quanto costituiscono una sorta di habitus “misto”.

Nell’uomo vale lo stesso principio: BMI tra 26 e 27 nella struttura androide di terzo grado, tra 25 e 26 in quella di secondo grado, tra 24 e 25 in quella di primo grado, tra 24 e 25 nel primo grado della struttura ginoide e tra 23 e 24 nel secondo grado della struttura ginoide. Praticamente quasi inesistente, soprattutto nelle razze occidentali, un uomo con struttura ginoide di terzo grado.

Prendiamo ad esempio due giovani donne della stessa età e della stessa altezza, 170 cm (il quadrato di 170 è pari a 2,89): una con spalle molto più larghe rispetto ai fianchi (androide III) ed un’altra con fianchi molto più larghi rispetto alle spalle (ginoide III). La prima dovrebbe avere un BMI vicino a 22, mentre la seconda vicino a 19. Questo vuol dire che la prima delle due donne di 170 centimetri di altezza dovrebbe pesare intorno ai 64 chili (64:2,89=22,1), mentre la seconda intorno ai 55 (55:2,89=19).

In conclusione una donna con una struttura ossea dai fianchi molto più larghi rispetto alle spalle, tipica della struttura mediterranea, per valutare allo specchio la sua silhouette, dovrà osservare prima le gambe, quindi l’addome ed, infine, seno e viso, quindi dovrà avere un BMI compreso tra 19 e 20 affinchè il suo peso sia fisiologicamente ed armonicamente davvero desiderabile!

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Ultimo aggiornamento: 18 Marzo, 2006 :: Webmaster Luca Angeletti :: Sito sviluppato con Macromedia Dreamweaver MX e Fireworks 4.0 :: Provider Tiscali.it