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Attività ossidante dell’ olio essenziale
di limone
e applicazione biotecnologica in Medicina Estetica
1Bertuzzi G., 1Marzola A., 2Angelini P.
1 Master in Medicina Estetica, Facoltà di Medicina
e Chirurgia, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.
2 Dipartimento di Biologia Vegetale e Biotecnologie Agroambientali e
Zootecniche, Università degli Studi di Perugina.
INTRODUZIONE
L’invecchiamento della pelle è un evento biologico geneticamente
determinato, espressione di un danno intrinseco (chronoaging), dovuto
all’età e di un danno estrinseco (photoaging), legato a
fattori ambientali che si sovrappone al precedente nelle aree fotoesposte.
L’invecchiamento fotoindotto e ambientale è determinato
principalmente dall’esposizione alla radiazione solare, ma non
si può trascurare il fumo, l’inquinamento e le sostanze
chimiche. Un elemento potenzialmente tossico è l’ossigeno,
il quale può dare luogo infatti ai ROS (specie resttive dell’ossigeno)
accettando elettroni e creando, quando acquisisce un primo elettrone,
un superossido (O2.- ) e acquisendone un altro, un perossido di idrogeno
(H2O2) secondo una reazione di dismutazione. In questa reazione si può produrre
o un’altra molecola di ossigeno oppure ossigeno singoletto (1O2).
Si possono formare anche altri radicali liberi tra cui l’RNS (specie
reattive dell’azoto) ed altri di natura lipidica che possono risultare
ancora più dannosi per l’organismo in quanto il loro tempo
di emivita è più lungo di quelli derivanti dall’ossigeno.
Solitamente, i radicali liberi sono intermedi di reazione ad elevato
contenuto energetico, estremamente reattivi e a vita breve, ma capaci
di esistenza indipendente. Per raggiungere una maggiore stabilità tendono
a sottrarre un elettrone (ossidazione) alle specie che li circondano,
in reazioni a catena denominate reazioni radicaliche. Esse comprendono
inizio (formazione di radicali liberi), propagazione (formazione di nuovi
radicali liberi che si ripete spontaneamente) e termine (per accoppiamento
con un altro radicale, per dismutazione o per formazione di radicali
stabili) (Harman, 1982; Ames, 1992; Kehrer, 1993; Stohs e Bagchi, 1995).
Per queste loro proprietà i radicali liberi rappresentano un rischio
per l’organismo, perché in grado di reagire potenzialmente
con ogni componente cellulare, legandosi a macromolecole quali DNA, lipidi
e proteine che vengono a loro volta radicalizzate, con conseguenti gravi
alterazioni funzionali. Le principali cellule bersaglio dei radicali
liberi sono le cellule endoteliali ed epiteliali, i neuroni e la fibrocellula
muscolare, ma anche i monociti, gli eritrociti, i fibroblasti e gli epatociti
(Harman, 1981; Halliwell, 1991). Le cellule hanno tuttavia sviluppato
una serie di meccanismi di difesa dal danno ossidativo che si basano
su sistemi enzimatici (superossido dismutasi, catalasi, glutatione perossidasi)
definiti antiossidanti primari, o su scavenger non enzimatici di basso
peso molecolare in grado di bloccare i radicali liberi (glutatione, vitamina
E, vitamina C, carotenoidi, catechine) definiti antiossidanti secondari.
Lo sbilancio tra reazioni ossidanti (in cui sono implicati i ROS ) e
meccanismi di difesa è detto stress ossidativo ed è messo
in causa per l’insorgenza di tumori, di malattie cronico degenerative,
nonché dell’invecchiamento. Il danno radicalico si esprime
con una riduzione della biosintesi di proteine, acidi nucleici, fosfo
e glicolipidi, componenti delle membrane biologiche. Se mancano i sistemi
di difesa i processi riparativi delle componenti della membrana risultano
meno efficienti, con alterazione strutturale e perdita di fluidità generando
un ciclo di aumentato catabolismo con sempre maggiore alterazione della
membrana stessa con un invecchiamento sempre più precoce del tessuto
oggetto dell’insulto perossidativo (Halliwell et al.,
1992).
La maggior parte delle specie ossidanti vengono generate durante i normali
processi fisiologici; fra questi si annoverano i prodotti della respirazione
mitocondriale e di reazioni coinvolgenti enzimi quali la lipossigenasi
e la xantina ossidasi, così come pro-ossidanti generati dai fagociti
del sistema immunitario. Condizione di stress ossidativi si instaura
maggiormente in caso di irraggiamento, fotosensibilizzazione o per cause
interne (es.: ischemia) e in queste condizioni è stato dimostrato
nella pelle un aumento dei prodotti di per ossidazione ed una deplezione
di antiossidanti (Haliwell e Gutteridge, 1989).
La prevenzione dell’invecchiamento e della conseguente invalidità psicofisica
costituisce uno dei campi di azione della Medicina Estetica tesa alla
costante educazione che permettere a ciascun individuo una gestione
razionale del proprio patrimonio biologico con programmi di igiene mentale,
fisica e alimentare. E’, inoltre, una medicina restitutiva e correttiva
che utilizza metodologie e tecniche mediche, chirurgiche, fisioterapiche,
termali, cosmetiche ed estetiche rigorosamente documentate. Medicina
restitutiva che non va intesa nel senso illusorio di "ringiovanimento",
poiché ogni età ha il suo aspetto, ma di ripristino delle
funzioni fisiologiche turbate dagli stress emotivi, dalla condotta innaturale
di vita, dagli inquinamenti ecologici e da malattie vere e proprie.
L’interesse crescente che la Medicina Estetica nutre verso l’ aromaterapia è dovuto
ai recenti studi, pubblicati in numerosi articoli, che svelano i meccanismi
di azione degli oli e le eventuali controindicazioni (Guba, 2002; Cockayne
e Gawk, 1997; Selvagg et al., 1995). La comprensione della funzione
della barriera della pelle, via di ingresso degli oli essenziali, e del
possibile destino dei componenti degli oli applicati topicamente
ha fornito una guida efficace per un appropriato uso degli oli nei
bambini, negli anziani e nella pelle malata ed è possibile immaginare
ulteriori sviluppi incoraggianti.
E’ stato inoltre rilevato che alcuni oli essenziali e loro componenti
hanno un effetto citostatico nei confronti di alcune linee di cellule
tumorali e quindi sono stati proposti come nuovi agenti antiproliferativi.
Dorman et al. (1995) hanno realizzato uno studio sull’attività antiossidante
degli oli essenziali di Pelargonium sp., Monarda citriodora var. citriodora, Myristica
fragrans, Origanum vulgare ssp. hirtum e Thymus
vulgaris effettuando un saggio con acido tiobarbiturico (TBA). Gli
oli hanno mostrato una attiva capacità antiossidante a livelli
di diluizione molto basse.
Calabrese et al. (1999) hanno isolato dall’estratto di
limone una frazione che, applicata sulla pelle, conferisce una notevole
resistenza allo stresss ossidativo, inoltre, Mori et al. (2002),
hanno rilevato che l’olio essenziale di limone e l’olio di
semi di vinaccioli possiedono attività di inibizione dell’elastasi,
enzima di degradazione dell’elastina, proteina che rientra
nella struttura fondamentale del derma ed é responsabile di idratazione,
tono ed elasticità.
Nel presente lavoro è stata esaminata l’attività antiossidante
dell’olio essenziale di limone verso i superossidi, in vitro ed in
vivo. Nello studio in vivo, l’olio essenziale di
limone è stato utilizzato diluito nell’olio di semi di vinaccioli.
L’obiettivo era quello d’individuare una miscela sinergica
da utilizzare in modo razionale, come trattamento preventivo dell’invecchiamento
della pelle e della formazione di pieghe cutanee, con possibili applicazioni
biotecnologiche in dermatologia cosmetica, settore di grande interesse
per la Medicina Estetica.
MATERIALI E METODI
Estrazione dell’olio essenziale di limone. Citrus
lemon è stato gentilmente concesso da alcuni produttori
della regione Sicilia. I limoni, raccolti nel mese di ottobre avevano
un colore verde-giallo chiaro e un diametro approsimativamente di 3-3,5
cm. La parte esterna, tagliata con un coltello dal pericarpo del frutto,
consisteva del flavedo e parte dell’albedo. Le bucce, approssimativamente
2,6 kg, erano sottoposte a pressione meccanica secondo il metodo descritto
da Sawamura e Kuriyama (1988).
Analisi gas-cromatografica
L’olio essenziale di limone è stato analizzato nella sua
composizione qualitativa e quantitativa mediante gas cromatografia. Le
condizioni di analisi seguite con apparecchio gas-cromatografico Hewlett-Packard
5890 sono le seguenti: detector H-P5970; iniettore Splitt/Splittes; volume
iniettato = 1 µl; colonna di carbowax 20 M (lunga 30 cm, con diametro
di 0,25 mm); gas di trasporto: elio; flusso: 1 ml/min; temperatura dell’iniettore
e del detector: 230 °C; temperatura programmata: 40-220 °C
al min, poi isoterma a 220 °C per 10 min.
I diversi costituenti sono stati identificati per confronto “spettro
di massa/tempo di ritenzione”, secondo i dati pubblicati in letteratura.
Valutazione dell’attività antiossidante.
L’attività antiossidante dell’olio essenziale di
limone è stata valutata per il suo effetto sui radicali superossidi
generati in vitro mediante il sistema ipoxanthine-xantine ossidasi.
La xantina ossidasi è una delle principali sorgenti enzimatiche
che causano la formazione delle specie reattive dell’ossigeno (ROS) in
vivo. Sebbene la xantina ossidasi presente nel normale tessuto sia
un enzima deidrogenasi che trasferisce elettroni a NAD (nicotinamide-adenina-dinucleotide)
ossidando la xantina o l’ipoxantina a acido urico, sotto certe
condizioni di stress la deidrogenasi è convertita in un enzima
ossidasi mediante ossidazione dei gruppi thiol essenziali o mediante
la limitata proteolisi. In seguito a questa conversione l’enzima
reagisce sempre come elettron donatore, ma riducendo l’ossigeno
invece di NAD, producendo così superossido e perossido di idrogeno
e contribuendo all’inizio e alla progressione di numerosi processi
patologici (Halliwell e Gutteridge, 1990; Halliwell et al., 1995; Hippeli
e Elstner, 1999).
L’attività “scavenging”, nei confronti dei radicali
superossidi, di un ampio rango di antiossidanti, è misurata in
termini di inibizione della formazione di O2.- con il sistema “ipoxantina-xantina
ossidasi (HX-XO)” generante superossidi (Deguchi et al.,
2000; Kubo et al., 2000; Lu e Foo, 2000; Calliste et al.,
2001; Kweon et al., 2001). Il radicale superossido riduce il
nitro-blue tetrazolio (NBT) a formazano e il citocromo C a pH 7,4 a temperatura
ambiente; la produzione di formazano è seguita mediante spettrofotometro
a 560 nm.
La reazione è stata eseguita secondo Halliwell et al.
(1989): 10 µl di olio essenziale di limone (solubilizzato in dimetil
solfossido al 10% (v/v) e successivamente diluito con tampone fosfato
di potassio 50 mM, pH 7,4 nel rapporto 1:1, 1:100 e 1:1000) è stato
aggiunto alla miscela di reazione che conteneva 0,1 ml di 30 mM EDTA,
10 µl di 30 mM hypoxanthine, 100 µl di 3 mM di citocrome
c o 3 mM di nitroblue tetrazolium, in un volume totale di 3 ml.
La soluzione è stata portata a volume con 50 mM di tampone fosfato
di potassio a pH 7,4. La reazione ha avuto inizio con l’ aggiunta
di 0,2 ml di xantina ossidasi diluita al momento nel tampone fosfato
pH 7,4 a 1 ml. Il tasso di riduzione del citocromo c o nitroblue tetrazolium
erano misurati a 550 e 560 nm rispettivamente a 25 °C. L’attività antiossidante
dell’olio essenziale di limone alle varie diluizioni era misurata
sulla base della percentuale di inibizione della riduzione del citocromo
c o del nitroblue tetrazolium. La concentrazione di citocromo c in soluzione
era calcolata misurando l’assorbanza a 550 nm prima e dopo l’aggiunta
di un eccesso di ditionito di sodio, usando un coefficiente “molar
reduced minus oxidized extinction” di 1,85 x 104 a 550 nm. L’attività della
xanthine ossidasi era monitorata in assenza di citocromo c o nitro blue
tetrazolio misurando l’assorbanza a 290 nm dovuta a produzione
di ureate. Questo saggio è stato incluso per accertare che il
composto testato non interferisse con l’attività della xantina
ossidasi.
Il controllo è stato effettuato con la vitamina E.
I risultati sono la media± SEM di 6 repliche.
Campionatura di lipidi della superficie della pelle da volontari
sani. Lo studio è stato limitato a 45 adulti di sesso
maschile. L’età dei soggetti era compresa tra 18-52 anni
(media 33 ± 11). Ai soggetti è stato richiesto di evitare
l’uso di lozioni per capelli o altri unguenti contenenti oli
per tutta la durata dell’esperimento. La procedura sperimentale è stata
tesa a valutare l’efficacia dell’olio essenziale di limone
nella preventiva perossidazione dei lipidi della superficie della pelle,
comparata con l’efficacia della vitamina E. Sulla base dei risultati
ottenuti della valutazione dell’attività antiossidante,
l’olio essenziale di limone è stato utilizzato diluito
in DMSO (dimetil solfossido) e in olio di semi di vinaccioli nel rapporto
di 1:100 (per minimizzare eventuali problemi di tossicità).
Lo studio è stato condotto presso il “Centro anti-aging
A.R.P.A.” di Civita Castellana (VT). I 45 volontari sono stati
divisi randomicamente in tre gruppi (A, B e C) di 15 individui ciacuno.
Un campione di lipidi della superficie della pelle è stato ottenuto
dalla fronte di ciascun individuo come controllo. Al gruppo A è stato
chiesto di applicare la vitamina E, al gruppo B di usare olio
essenziale di limone diluito in DMSO e al gruppo C di usare olio essenziale
di limone diluito in olio di vinaccioli ( per 7 giorni consecutivi).
Ai gruppi sperimentali è stato poi chiesto di lavare la fronte
con sapone neutro e al gruppo A è stata data una fiala contenente
3 ml di alfa–tocoferolo solubilizzato in 20% di etanolo da applicare
sulla fronte. L’applicazione di vitamina E o olio essenziale
era ripetuto ciascun giorno alla stessa ora. 24 ore dopo l’ultimo
trattamento, sono stati prelevati campioni di lipidi della pelle mediante
la tecnica del tamponamento su un’area della fronte di 3 X 3
cm, con un tampone di cotone. La procedura è stata standardizzata
in modo tale che l’area è stata tamponata tre volte orizzontalmente
e tre volte verticalmente per ciascun individuo.
Estrazione dei lipidi. Il tampone di cotone utilizzato
per il prelievo è stato trattato, per estrarre i lipidi contenuti,
con 3 ml di una miscela di cloroformio:metanolo (1:2,5). La procedura
di estrazione è stata eseguita per 2 h a temperatura ambiente
in presenza di acido eneicosanoico (10 µg) come standard interno.
Il cotone è stato di nuovo sottoposto ad estrazione con una soluzione
di cloroformio:metanolo (1ml). All’estratto ottenuto è stato
aggiunto l’1% di NaCl in 0,01 M HCl, successivamente è stato
centrifugato. Lo strato di cloroformio di entrambe le estrazioni è stato
recuperato e sciacquato con 3 ml di metanolo:acqua (1:1). La soluzione è stata
centrifugata e dopo la fase di separazione, lo strato di cloroformio è stato
recuperato ed evaporato a secco sotto un flusso di gas di N in oscurità.
I lipidi secchi sono stati dissolti in 3 ml di una soluzione di cloroformio:etanolo
(2:1) e la soluzione è stata immagazzinata a –20 °C
in oscurità fino all’analisi del contenuto lipidico.
Stress perossidativo di lipidi della superficie della pelle.
La sensibilità dell’estratto dei lipidi della superficie
della pelle degli individui dei gruppi sperimentali è stata valutata
misurando la suscettibilità dei lipidi allo stress ossidativo
in presenza di tert-butil idroperossido (3 mM).
Saggio di Luminescenza. Il danno ossidativo ai lipidi
generalmente porta alla formazione di intermediari stabili, grazie al
rilassamento di stati elettronicamente eccitati generati da reazioni
di radicali liberi: questo comporta un incremento della chemioluminescenza.
Misure di chemioluminescenza sono state realizzate con un luminimetro
Turner TD 20/20 luminometro, in accordo al metodo descritto da Flecha et
al., (1991).
RISULTATI
L’analisi GC-MS dell’olio essenziale di limone, ottenuto
mediante pressione a freddo, ha messo in evidenza la presenza di terpeni,
aldeidi, alcoli ed esteri (Tab. 1).
La Tab. 2 mostra l’attività antiossidante ottenuta con l’olio
essenziale di limone diluito in DMSO e in olio di vinacciolo. I risultati
sono stati riportati come inibizione in percentuale della riduzione di
citocromo c o nitroblue tetrazolium in presenza di 10 µl di olio
essenziale alle diluizioni di 1: 10, 1:100, 1:1000; alfa-tocoferolo (500 µg),
usato come confronto per l’attività antiossidante. Dai dati
emerge come l’attività antiossidante dell’olio essenziale
di limone sia decisamente superiore a quello della vitamina E (Tab. 2).
La suscettibilità di lipidi allo stress perossidativo è stata
valutata usando campioni di lipidi prelevati per lo studio con volontari
di sesso maschile. Come evidenziato dalla Fig. 1, i soggetti trattati
con olio essenziale di limone alla diluizione 1:100, comparato con i
trattamenti con vitamina E, ha minori livelli di chemiluminescenza (tempo
0) ed anche maggiore resistenza a stress perossidativo, come è stato
mostrato dai livelli decrescenti di chemioluminescenza dopo incubazione
con tert-butyl hydroperoxide (time-point da 1 a 60 min). Questo
dimostra che il trattamento con olio essenziale di limone inibisce significativamente
i danni perossidativi ai lipidi della pelle. I risultati ottenuti dalla
miscela olio essenziale di limone-olio di vinaccioli sono migliori dell’olio
essenziale di limone diluito in DMSO (sostanza inerte).
DISCUSSIONI
Nel presente studio abbiamo impiegato dei sistemi perossidativi per
imitare le condizioni patologiche ritenute coinvolte nei processi d’invecchiamento
della pelle allo scopo di valutare l’efficacia di un antiossidante
naturale come l’olio essenziale di limone, capace di inibire
reazioni mediate dai radicali liberi sia in vitro che in
vivo. I risultati del test in vitro sull’inibizione
della riduzione di citocromo c o nitroblue tetrazolium ci spingono senz’altro
ad affermare che l’olio essenziale di limone ha forti proprietà antiossidanti
addirittura superiori alla vitamina E, probabilmente attribuibili al
gamma-terpinene, presente nella sua composizione (Suzuki et al.,
2004).
Questi risultati sono stati verificati in vivo esponendo i lipidi
superficiali della pelle a stress ossidativo, indotto con un sistema
perossidativo. In questi casi, dopo l’applicazione topica dell’olio
essenziale su volontari sani, i lipidi superficiali della pelle esibivano
una significativa maggiore resistenza allo stress ossidativo, come evidenziato
dal diminuito livello di chemioluminescenza.
I migliori risultati ottenuti con l’olio essenziale di limone diluito
nell’olio di vinaccioli piuttosto che in DMSO sono spiegabili da
uno studio realizzato da Ahn et al. (2002) in cui è stato
evidenziato che l’olio di vinaccioli è dotato di una forte
attività “scavenging” nei confronti dei radicali superossidi, in
vitro e in vivo. Grazie a tale attività, nella
miscela, l’olio essenziale di limone e l’olio di vinaccioli
producono un effetto di reciproco potenziamento, sicché l’effetto
della miscela è superiore a quello delle singole parti.
In conclusione, questo studio indica chiaramente che l’olio essenziale
di limone può essere un efficiente strumento farmacologico in
grado di controllare i cambiamenti lipoperossidativi a carico della
pelle, mostrando in tal modo l’importanza delle biotecnologie antiossidanti
naturali nel trattamento antiaging della pelle.
Rispetto al rimedio fitoterapico, l’olio essenziale ha la prerogativa
di essere facilmente assorbito dalla pelle (Bronough et al.,1990),
pertanto, oltre alla somministrazione orale, gli oli essenziali hanno
un notevole impiego a livello delle applicazioni cutanee (unzioni, massaggi,
frizioni, ecc.), utilizzati sempre diluiti in un olio vettore. In merito
ai risultati ottenuti in questo lavoro, si consiglia l’applicazione
topica dell’olio essenziale di limone diluito nell’olio di
semi di vinaccioli nella percentuale dell’1%.
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(Macrocystis pyrifera) è un prezioso estratto
di alghe marine dotato di una specifica attività di inibizione
degli enzimi di degradazione di proteine come Collagene
e Elastina (detti Collagenasi e Elastasi, in generale Metalloproteinasi
o MMP1 e MMP3), struttura fondamentale della pelle e responsabili di
idratazione, tono ed elasticità (allo 0.5% riduce l’effetto
delle MMP1 e MMP3, dopo l’irradiazione di UVA di circa il 30%;
sempre allo 0.5% agisce stimolando la sintesi di Collagene (+23-38%),
Elastina (+18-23%),, GAG (+18-23%) e Fibronectina (+16-40%)*).
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